PROGRAMMA DEI CORSI DI
TAI CHI CHUAN E QI GONG
1^ fase - Lavoro
sui PRINCIPI fondamentali (NeI Gong – Lavoro interno):
a)
POWER STRETCHING per i
tendini ed i legamenti, per lo sviluppo della forza elastica
Gli
esercizi di Power Stretching lavorano sulla forza della struttura. Il P.S. è un
modo di eseguire gli esercizi piuttosto che una specifica serie di esercizi. I
suoi principi base sono i seguenti:
interno forte, esterno morbido
muscoli profondi forti, muscoli superficiali rilassati
Yang dentro, Yin fuori
espansione del muscolo nelle 6 direzioni
lavora per forze contrapposte
Nel
P.S. è “l’interno” che muove “l’esterno”, mentre nello stretching classico è
solo l’esterno che lavora. Il muscolo superficiale lavora sulla velocità,
mentre quello profondo sulla potenza; il P.S. armonizza muscoli superficiali e
profondi, e coniuga dunque velocità e potenza, elasticità e potenza. Le
tecniche di P.S. non sono altro che le antiche tecniche di Qi Gong marziale e
di condizionamento; nel P.S. ogni movimento è finalizzato alle arti marziali.
La sequenza di esecuzione degli esercizi di
P.S. segue sempre il principio della tripartizione di ogni aspetto della
realtà: corpo - mente - spirito. Il corpo può essere diviso in 3 parti tronco -
gambe - braccia, che a loro volta possono essere ulteriormente sezionati in
piedi - gambe - anca, oppure mano - avambraccio - braccio; a livello
strutturale la tripartizione consiste in ossa - muscoli - tendini e legamenti;
ecc..
A livello muscolare, abbiamo una divisione
fra muscolatura profonda (stabilizzata) e superficiale (di movimento); una è
Yin e l’altra è Yang. E’ molto importante capire le funzioni e le azioni di
ciascuna per poterle far lavorare assieme in armonia. Di solito si tende a far
lavorare di più il muscolo superficiale perché è più “visibile” e più facile da
controllare. Il P.S. invece distende la muscolatura superficiale potenziando
quella profonda; esso richiede uno stiramento attivo, “consapevole” del
muscolo. Lo stretching tradizionale è passivo e unidirezionale mentre il P.S. è
attivo e multidirezionale.
L’obiettivo
di questo tipo di esercizi è quello di rendere il corpo forte ed elastico, di
massimizzare la forza di ogni singola parte strutturale (collo, vita, schiena,
anche, asse centrale, ecc.), e sbloccare le articolazioni.
Campi di
applicazione del Power Stretching
Il power stretching
anche se è consigliabile iniziarlo dopo il sedicesimo anno d’età, secondo le
mie esperienze può essere e praticato, con i dovuti accorgimenti metodologici,
fin dall’età scolare. Per i suoi effetti può essere applicato in campo
sportivo, terapeutico-riabilitativo e in tutti i settori della motricità e del
benessere psicofisico e della salute in generale.
Ho iniziato ad
applicare a livello sperimentale la metodica allenante con il power stretching
con alcuni studenti ISEF e della facoltà di Scienze Motorie. Successivamente l’
ho applicata prima su quattordici studenti di età compresa fra i 15 e i 17 anni
praticanti sport individuali e sport di squadra, poi su quindici ragazzi di età
10-12 anni, infine su dodici persone della terza età e quindici disabili con
varie tipologie di handicap: fisici-motori, psichici, e su alcuni disabili con
problemi relazionali.
Tutti hanno ottenuto
delle performance superiori alle aspettative, in particolare modo i disabili
fisici, gli psichici e gli anziani.Tutto il lavoro di power stretching,
progettato sui principi delle arti marziali adattate, ha funzionato come
meccanismo di compensazione, favorendo le sinergie muscolari, equilibrando e
attenuando le tensioni, stabilizzando tutto il sistema neuro-motorio,
migliorando le prestazioni.
Nei disabili e nella
terza età ha contribuito a consolidare le abilità percettive e di orientamento,
migliorando il controllo e l’autonomia funzionale. I risultati raggiunti dai
partecipanti sono stati eccellenti, hanno superato ogni aspettativa, e questo
ci autorizza a sottolineare che i valori terapeutici e di recupero del power
stretching sono significativi e reali. Il power stretching agisce a tutti i
livelli dell’universo uomo, non ha e non pone limiti, migliora le qualità della
vita, riduce i disagi, favorisce lo sviluppo dei processi mentali, aumenta le
prestazioni e il rendimento (sportivo, scolastico, lavorativo), fa invecchiare
meglio, aiuta a ripristinare alcune abilità, allontana le ansie, rafforza
l’autostima, facilita i rapporti sociali, ed assicura il successo.
Carmelo Di Stefano
Docente di Teoria Tecnica e
Didattica dell’Attività
Motoria e Sportiva Adattata
presso la Facoltà di Scienze Motorie
Università di Bologna
b) ZHAN SSU JIN – per lo sviluppo
della forza a spirale,
La prima forza che il praticante dovrà tentare di gestire è la forza (Jin) che “si arrotola come un filo di
seta” (Zhansi), espressione tipica
usata dai Maestri della famiglia Chen.
Il termine Zhan ssu jin
descrive un movimento morbido, circolare, a spirale e lento. I movimenti nel Zhan ssu jin devono essere continui ed
uniformi, senza interruzioni, descrivendo una traiettoria circolare.
Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, e
particolarmente delle anche, e che si manifesta in movimenti di rotazione e
rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma è
tridimensionale, analoga a quella di un serpente. Con la forza a spirale,
l’azione si manifesta sempre in tre direzioni contemporaneamente: di lato, in
alto e in avanti, o di lato in basso e in avanti).
L’obiettivo di questo tipo di esercizi è quello di connettere
dinamicamente le varie parti del corpo, in modo che esso si possa muovere come
una sola unità senza sforzo, con grazia e armonia.
2^ fase - STUDIO
DELLE FORME
Per lo stile CHEN
Lavoro
sull’approfondimento della forma di 83 movimenti. In questa fase si
applicheranno nell’esecuzione della forma, i principi studiati nella prima
fase.
Per lo stile YANG
L’insegnamento
comprende le forme semplificate di 8, e 24 figure e della forma yang
tradizionale di 108 movimenti. In questa fase si applicheranno nell’esecuzione
della forma, i principi studiati nella prima fase.
3^ fase – TEORIA:
in questa fase verranno trattati
prevalentemente i seguenti punti:
a) ASPETTI FILOSOFICI E CULTURALI DEL TAIJI
Il
lavoro intellettuale è una fase importante come momento di studio, di verifica
e riflessione, sia per se stessi sia per riuscire a trasmettere all’esterno le
proprie conoscenze in modo chiaro e consapevole. Per lavoro intellettuale non
si intende soltanto lo “studio” di princìpi, dei “Classici” o della teoria del
movimento, ma anche lo sviluppo dello spirito di osservazione sia all’esterno
che all’interno di se stessi.
Ciò
richiede la capacità di togliersi di dosso il maggior numero di condizionamenti
nei comportamenti e nei pensieri per potersi avvicinare all’essenza delle cose
con il candore e la semplicità di un bambino, ed avviare così il corretto
processo di comprensione di qualunque realtà.
Questo
lavoro risulterebbe sterile ed inutile se non venisse completato
contemporaneamente da una sua assimilazione “fisica” nel corpo; il lavoro
intellettuale deve quindi diventare vissuto interiore attraverso la pratica. In
questo modo il Taiji Quan diventa prima scienza e poi arte: il reale
apprendimento avviene nel corpo. Da qui inizia dunque il lavoro sul fisico,
come traduzione in concreto di quanto compreso nell’attività intellettuale.
Pertanto,
conoscendo la struttura ed il funzionamento dei meccanismi cinematici del
proprio corpo, si può cominciare ad impostare il lavoro su di esso.
Trattando
una disciplina che ha origini lontane sia nel tempo che nello spazio, è
importante capire, nel senso descritto sopra, i princìpi e le basi della
cultura e della lingua cinese per riuscire a cogliere il reale significato dei
concetti in essa espressi.
Si
usano spesso termini cinesi per descrivere movimenti, princìpi o azioni, ma
spesso se ne travisa il vero significato in quanto se ne recepisce soltanto una
sua interpretazione.
Pertanto,
verrà svolto uno studio attento e rigoroso dei termini cinesi maggiormente
usati nel Taiji Quan.
b) NOZIONI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE E DI ANATOMIA
Per poter
comprendere appieno la saggezza e le conoscenze contenute nei Classici del
Taiji Quan è fondamentale capire il funzionamento del corpo umano sotto ogni
suo aspetto: fisico, energetico e mentale.
Per
la dimensione fisica verranno tra l’altro esaminati la struttura del corpo
umano nelle sue componenti funzionali, le catene muscolari e la connessione
strutturale, le linee di forza, le funzioni meccaniche del corpo umano, i
muscoli profondi e superficiali.
Per
la dimensione energetica si studieranno le modalità di attivazione
dell’”alchimia interiore” nel lavoro di trasformazione delle energie
primordiali in energia vitale, e da questa in forza interna e successivamente
in forza spirituale.
d) QI GONG
e) Ovvero allenare e lavorare (GONG) con l’energia
(QI).
E’ importante ricordare che una corretta pratica di Qi Gong è basata su
tre presupposti fondamentali: il controllo del corpo, il controllo del respiro,
il controllo della mente.
Saranno presentati e praticati
vari tipi di Qi gong quali:
IL NEI GONG (LAVORO INTERNO), Gli
esercizi della Longevita’, I 18 Esercizi Taoisti, Gli 8 Pezzi di Broccato, Gli
esercizi del Drago, Il Qi gong del Bozzolo di Seta, Il Qi gong dei 5 Animali,
Ed altri
IL LAVORO INTERNO
NELLE ARTI MARZIALI
(M° Flavio Daniele)































































Vi è una sottile linea di
confine, un leggero velo che nasconde la vera essenza del taiji quan, creando
nella maggior parte della gente la falsa illusione di potere acquisire in breve
tempo e con poca fatica la maestria dell'arte. Non c'è niente di più
ingannevole di questa falsa percezione di cui sono vittime inconsapevoli non
solo i neofiti del taiji, ma anche i praticanti esperti di altre arti marziali.
Questo, penso, sia dovuto a motivi d'ordine diverso.
Il primo è che effettivamente la maggior parte dei praticanti, compresi gli
insegnanti, avendo scarsa conoscenza degli aspetti marziali del taiji praticano
un arte vuota e inconsistente, il secondo è relativo all'occhio inesperto di
chi guarda che non riesce a vedere, oltre l'aspetto esteriore dei suoi
movimenti leggeri e armoniosi, la vera essenza marziale di una arte tanto
raffinata, quanto temibile. Il terzo motivo concerne l'intima natura del taiji
che fa del celare, del nascondere la propria forza nella profondità del corpo,
una delle sue principali strategie d'attacco/difesa.
Non c'è niente di più ingannevole e subdolo dell'apparente leggerezza del
taiji, essa è nella realtà un'insostenibile leggerezza. Il corpo appare leggero
nei suoi gesti non perché privo di forza, ma perché perfettamente bilanciato
tra le varie forze che governano il movimento del corpo nello spazio
(alto/basso, avanti/indietro, destra/sinistra, centro/periferia).
Ma sviluppare questa insostenibile leggerezza, che nella realtà applicativa si
può trasformare in una pesantezza insostenibile non é cosa semplice né facile,
se non si sa come esercitarsi, se ci si allena in forme vuote, prive di quelle
che potremmo chiamare "chiavi di accesso" alla struttura interna.













































